Teatro

Volevo lasciare qualcosa che mi sopravvivesse e che potesse continuare a vivere di vita propria a prescindere da me. Qualcosa che raccontasse in qualche modo della mia relazione con la bellezza, l’alterità, la deriva. Ne è venuta fuori questa sorta di trilogia. La “Trilogia dell’Altra”.

DUE O TRE COSE CHE SO DI VIVIENNE

2017

Nel 1934 una signora di mezza età incomincia un appassionato studio del pianoforte. Lo scopo, oltre a quello di rendere omaggio a una vecchia passione, è quello di sopravvivere al dolore per la perdita dell’unico, grande inestinguibile amore: quello del marito, uno dei massimi poeti e intellettuali del Novecento. Dalla personale rilettura della vicenda storica nasce questo tentativo di raccontare le corrispondenze tra la ritualità che accompagna e caratterizza la deriva psichica e le risposte pressoché puntuali che la musica sembra saper offrire al disagio.


BLU MARILYN

2017

Si chiama anche lei Marilyn. E come Marilyn è schiava di alcolici, droghe e psicofarmaci. Un amico me l’avrebbe presentata qualche anno fa, quando già  il contatto con  l’amata musica di Bach era diventata la colonna sonora di tristi pomeriggi su un divano sfondato, in un garage sotto il ponte dell’autostrada. Le portavo la spesa ogni mercoledì, lavavo i piatti  e davo una rassettata alla meglio. Non le ho mai detto di esserne innamorato, e non so se l’ha mai capito. La sera prima di andarsene avrebbe scarabocchiato su un pezzo di carta un nome e una specie d’indirizzo. E da lì sono ripartito, per rendere giustizia a una dea.


SALOME 2020

2011

Studiava musica, si sarebbe venuto a sapere, per «compendiare» e comprendere, e «sostituire» tutte le altre arti e discipline, dalla matematica, alla filosofia, alla teologia allo «studio delle cose ultime». Teneva in mano un sacchetto. Gli agenti avrebbero impiegato qualche minuto prima di realizzare che dentro era contenuta una testa, in perfetto stato. E quando avrebbe detto di avere quattordici anni e di chiamarsi Salome, «senza l’accento», il maresciallo avrebbe fatto un cenno con la mano, prima di chiudere la porta.


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