Recensioni

Andrea Aguzzi

CHITARRE VISIONARIE

Ed. youcanprint, 2016

Chitarre VisionarieAndrea Aguzzi è economista, esperto delle nuove tecnologie, chitarrista ed animatore del blog neuguitars (ex Chitarra e Dintorni), uno dei pochi riferimenti davvero utili per chi della chitarra non voglia limitarsi ad accettare la connotazione polemica o museale. E non abbia paura d’incontrare mescolatori di linguaggi e stili, sperimentatori, innovatori, pionieri. Interpreti che, stanchi o del tutto ignari dell’etichetta di “postmoderno”, non smettono d’interrogarsi sul cosa significhi, nella concretezza della pratica strumentale, emanciparsi dalle rigidità della musica colta, non meno che dalle retoriche dell’improvvisazione, senza necessariamente perdere il contatto con la misura, la tradizione, la musica classica nel senso più ricco. E cercano il diverso senza sposare una comoda ribellione, di strumento o di genere, ma portando all’attenzione del pubblico le tante ricchezze e conquiste della chitarra degli ultimi cento anni, dai padri del blues ai grandi innovatori contemporanei. Dai Segovia agli Hendrix, fino a personaggi di culto sospesi fra l’anonimato e il mito; come il Giacinto Scelsi da molti venerato come nume tutelare dell’innovazione novecentesca; o il Fred Frith padre di tutte le esplorazioni, dal rock progressivo al jazz; per tacere del Frank Zappa che percorre il libro in incessante sottotraccia, quasi il discorso sulla chitarra del Novecento non possa prescindere dai due stadi del prima e del dopo Zappa. Un dato di fatto che non tutti accettano, ma che nessuno, alla resa dei conti, si azzarda davvero a confutare.

Leggero ma intenso, scritto in forma dialogica attraverso una griglia di domande uguali ma sempre diverse, nell’offrire una panoramica inedita e largamente esaustiva del mondo chitarristico contemporaneo, non solo in Italia, Chitarre Visionarie traccia un bilancio del complicato rapporto artistico della chitarra con la modernità, con la commistione di stili e sonorità, la contaminazione. E si conferma guida imperdibile per tutti i chitarristi che, nella ricerca della personale cifra stilistica, siano davvero disposti a liberarsi da pregiudizi e retoriche, e ad incamminarsi sulla difficile strada della “nowhereness”, della contaminazione, della costruzione di nuovi osservatori da cui contemplare la sempre cangiante bellezza della chitarra.

ISBN 978-1-326-63991-4


Luca Celidoni

FRA LE CORDE

Ed. Arcana, 2017
Luca Celidoni

È bionda e snella. Un filo sbiadita. Nervosa. Più adatta alla sbarazzina leggerezza di una Fender che al nobile peso di una Gibson, almeno a giudicare dalle clip su youtube, che la mostrano, fra le altre, seduta accanto a Bonnie Raitt – un’altra figlia della borghesia, come lei innamorata del lezzo del Missisippi e delle sue chitarre sempre sul limite dell’intonazione, sempre sull’orlo della scordatura. E se Bonnie figura stabilmente tra i grandi della chitarra contemporanea, Rory, che prima di frequentare il Greenwich Village si chiamava Aurora, ha studiato con Stefan Grossman, che le avrebbe fatto conoscere di persona le sopravvivenze del blues del Delta: il Reverendo Gary Davis, Mississippi John Hurt, Son House; e ha collaborato con giganti come Ry Cooder. Perché crede profondamente nel blues, di cui è interprete acclamata, riconosciuta e pluripremiata. E grazie al blues ha scoperto che del suo esser donna i maschi non temono tanto la bravura, quanto l’indipendenza: «All’inizio molti rimanevano colpiti dal mio stile aggressivo. Di solito la gente pensava che una donna avrebbe suonato in modo melenso e sono contenta di aver spazzato via qualche pregiudizio. Non mi sono mai detta “adesso suono come un uomo”: questo è semplicemente il mio modo di suonare» (p. 79).
Personalmente, non conoscevo Rory Block; come pure conoscevo soltanto in parte molti fra gli artisti della chitarra che Luca Celidoni ha messo in evidenza con garbo e misura in un bel libro di circa cento pagine, che ho divorato in un pomeriggio. Senza nuotare nella solita marea di dati e informazioni, ma sempre incontrando il problema tecnico all’incrocio tra la curiosità e l’umanità degli artisti, nel garbato confronto con una tradizione, o una spinta interiore, o un linguaggio. Giornalista e chitarrista, Celidoni ha delineato, in un libro denso e solo apparentemente leggero, un’illuminante e precisa fotografia di quella che è stata la storia della chitarra acustica dagli anni Venti ad oggi, accompagnando il lettore tra le meraviglie di un mondo che, per i suoi abitanti, ruota e ruoterà sempre intorno ad una buca nera in mezzo a una tavola di legno.

ISBN 8862319444


José Manuel Gamboa

UNA STORIA DEL FLAMENCO

Ed. Elliot, 2014

Di questo importante lavoro, tradotto in italiano a quasi dieci anni dalla prima edizione di Espasa Libros, nel 2005, è azzeccata innanzitutto l’architettura, rigidamente cronologica ma concepita per argomenti piuttosto che per tappe evolutive, a scongiurare la tentazione di rivelare verità storiche che, quando si parla di flamenco, sono sempre deboli e fuorvianti.

Il racconto inizia dal 1975, anno cruciale nella storia della Spagna, vigilia della transizione alla democrazia presentita e annunciata dalla chitarra di Paco De Lucía, all’epoca ancora alla ricerca di una personale cifra artistica ma già chiaramente avviato sulla strada dell’innovazione. E da quest’altezza cronologica, procedendo a ritroso lungo i cinque capitoli che formano il libro, Gamboa accompagna il lettore attraverso le vette e gli abissi di quella religione artistica che molti ancora oggi si rifiutano di riconoscere, ma che, di fatto è il nome della Spagna nel mondo.

Chitarrista, ricercatore e divulgatore, Gamboa non sfugge alla linea dell’interpretazione sociologica, una delle più tipiche a proposito della ricerca sul flamenco, privilegiando la valenza sociale del fatto artistico, tratteggiando con garbata fermezza le dinamiche culturali e gli impatti sociali dell’evoluzione artistica, in una scrittura che ambisce alla testimonianza più che all’indagine, con una sotterranea e partecipata ammirazione per le figure più nobili del flamenco. Per la loro dimensione familiare e privata.

Tradotto in italiano da Elisa Fiandrotti Diaz, specialista del baile e co-autrice a sua volta di un testo intitolato appunto Il Flamenco, Una storia del flamenco è una delle migliori incursioni nel mondo del duende, e offre spunti d’interesse non solo all’appassionato o allo specialista, ma anche a chiunque, attraverso il flamenco, la sua gente, i sui riti e i suoi luoghi deputati, voglia farsi un’idea precisa e dettagliata della storia sociale e della temperatura politica della Spagna.

ISBN 9788861925700


Alfredo Grimaldos

HISTORIA SOCIAL DEL FLAMENCO

Ed. Peninsula, Atalay, 2015

Alfredo Grimaldos (Madrid 1956) è giornalista e studioso di flamenco, direttore della rivista Cabal (1982-1985) e di felici programmi radiofonici come La hora del duende (1984-1990) e A compás (1991-1996). Come introduzione a questo bel libro, dedicato ad Antonio Mairena e prefato da José Manuel Caballero Bonald, Grimaldos fa ricorso alla rievocazione di quella novella picaresca che fu la vita di Rancapino, cugino primo del mitico Camarón, perfetto paradigma di cantaor della seconda metà del Novecento. Poi, sulla linea della più accorta flamencologia sociale, Grimaldos passa a tracciare una gustosa storia del flamenco degli ultimi cinquant’anni attraverso i tic e le nevrosi di protagonisti colti nella tragedia di tutti i giorni.

Emergono nel testo il pregevole lavoro sul campo, la ricca messe di testimonianze orali raccolte dall’autore – buon amico e confidente di più di un cantaor – così come la densa documentazione fotografica, rivelatrice di un mondo in cui gli scatti più veri non provengono dal palcoscenico né dalle copertine dei dischi, ma dalla spaesata e intimorita espressione di poveri Cristi colti nella insondabile quotidianità della «tragicommedia» flamenca. Ovunque è un intercalare di testi lirici, letras che nel dar forza al discorso danno anche la misura sociale, e la temperatura politica, del flamenco nel suo sviluppo più recente.

Molti, e appassionanti sono i fili che s’intrecciano attraverso le pagine: storie sfortunate, biografie telegrafiche quanto precise, da Antonio Gades a Farruquito, agli Habichuela; annedoti impagabili, da quello, tragico, di Manuel Soto Sordera che lavora nei campi e canta per scacciare la fame, a quello comico, degli agenti della CIA riconvertiti in artisti del flamenco. Il tutto nella brillantezza di una scrittura penetrante e precisa, che fa di questo libro un lavoro essenziale non soltanto per gli appassionati di flamenco, ma, più in generale, per chiunque voglia capire più da vicino la storia dell’Andalusia nell’ultimo mezzo secolo.

ISBN 849942046X, 9788499420462

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