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A lezione da Ziryab

ZiryabTra i vari esercizi di preparazione al canto prescritti dal sommo Abū l-Hasan ʿAlī b. Nāfiʿ, maestro dal carattere dolce e loquace e dalla pelle così scura da passare alla storia come Ziryab o «el pajaro negro», il principale consisteva nel far sedere il candidato sopra un cuscino di pelle, per valutarne la qualità e la potenza della voce. E se queste erano reputate sufficienti, l’aspirante allievo poteva iniziare l’apprendistato; in caso contrario, il maestro gli avrebbe fasciato stretto nel tessuto di un turbante il ventre, per rinforzarlo e permettere all’aria di dare il giusto volume alla parola. Ziryab era infatti un profondo conoscitore delle musiche indostaniche e baluchi, quelle che fin dalle epoche primitive hanno una connotazione spiccatamente sacrale e per le quali l’intera essenza musicale poggia sulla grandezza del Creatore, da cantarsi lungo le ore del giorno attraverso i sei Modi principali: il bhero, dalle quattro alle otto del mattino, l’hindo, dalle otto alle dodici, il mengh, da mezzogiorno alle sedici, lo sri, dalle sedici alle venti, il dipak, dalle venti alla mezzanotte, il malcos, da mezzanotte fino alle quattro.