Antropologia della Musica

Con una precisazione del diretto interessato

C’è un libro, datato 1977, in cui Simone Dessì, pseudonimo di Luigi Manconi, analizza l’opera di un Lucio Dalla all’epoca nel pieno dello sviluppo artistico, anche attraverso i contributi, tra gli altri, di Roberto Roversi, Dario Fo, Giovanna Marini. Il libro s’intitola Lucio Dalla. Il futuro dell’automobile, dell’anidride solforosa e di altre cose, ed è spesso citato nelle più autorevoli indagini a proposito della canzone italiana. Io l’avrei trovato prima nell’Effetto Tenco di Marco Santoro – Dalla, si sa, occupava la stanza a fianco di quella dell’amico cantautore genovese, la sera del suicidio a Sanremo – poi in appendice al recente La musica è leggera, il testo che compendia la passione del senatore Manconi per la musica leggera, le sue opinioni e i ricordi delle tante frequentazioni, da Gino Paoli a Battiato. In coda al libro sta la riproposizione della replica che Dalla fornì nel Settantasette a precisazione delle tesi esposte da Dessì a proposito del suo lavoro. Si tratta di una ventina di pagine di una bellezza mozzafiato, degna espressione della grandezza di un artista che adoro fin dalla giovinezza, e che, alla fine della lettura, dopo essersi rivelato in tutta la sua umanità e genialità, mi avrebbe fatto sentire una volta di più il vuoto della sua mancanza.

Luigi MANCONI, La musica è leggera, Milano, Il Saggiatore, 2012, ISBN 9788842816294.

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