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Sepharad. L’altra storia del flamenco

Sepharad«Sepharad» è il termine usato nel Medioevo dagli esuli ebrei per indicare la Spagna. E «Sefardita» è l’aggettivo che già intorno al 70 d. C. designa i profughi ebrei emigrati in Spagna a seguito della distruzione del tempio di Gerusalemme per mano di Tito. L’influenza delle melodie sefardite sullo sviluppo del flamenco è plausibile non solo per la rilevanza della cultura ebraica in Andalusia, come si può rilevare in particolare in due tra le capitali per eccellenza del flamenco, Cadice e Córdoba, ma poiché l’adattamento della liturgia ai modi, generi e moduli melodici delle culture urbane arabe e ottomane rappresenta il principale fenomeno nella pratica esecutiva musicale ebraica. Un insieme di regole musicali che i suoi praticanti (ḥazzanim) avrebbero concettualizzato sotto il termine di «maqam» o «makam», a seconda della lezione, araba o turca.

Le analogie e tangenze tra il cante flamenco e le più antiche forme di canto sinagogale sefardita sono oggetto d’indagine musicologica fin dagli anni Trenta del Novecento. Tra i contributi più rilevanti occorre citare quelli di Máximo José Kahn (meglio noto come Medina Azara) e di José Romero Jiménez.

Oggigiorno, la musica di Yasmin Levy costituisce uno dei più immediati e tangibili momenti di continuità tra culture cronologicamente distanti ma idealmente e storicamente unite in un comune percorso di sradicamento, repressione, sofferenza, esilio.

Yasmin Levy

Yasmin è figlia di un cantore di Smirne, dedito anche alla composizione e alla ricerca, ed editore di una rivista in lingua giudeo-spagnola, o giudezma. Nella sua commistione di sonorità e culture, Yasmin mescola brillantemente darbuka, oud, pianoforte, violino, e violoncello, costruendo un riuscito ponte interculturale, che le ha fruttato premi e riconoscimenti, e che lei ha anche definito come “una riconciliazione musicale” con la storia.

In Italia, un gruppo dedito alla musica sefardita è quello padovano dei Mi linda Dama.

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