Contaminazioni

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Si chiama “Contaminazioni” un breve film diretto da Alberto Bogo e fotografato da Ildo Brizi, i due professionisti del cinema ai quali mi sono raccontato in una fulgida giornata di fine settembre.

Al piacere di attraversare Genova, e di ritornare sui miei luoghi più o meno “oscuri”, dalla casa dell’infanzia alla scuola dell’adolescenza, questo lavoro associa un preciso intento divulgativo, finalizzato ad alimentare l’interesse per la musica in senso lato e, soprattutto, per i tanti aspetti – dalla letteratura all’etnologia – che fanno della musica un’autentica visione del mondo e dell’uomo. O, appunto, una antropologia.

Cosa è l’antropologia della musica

Figlia dell’antropologia e dell’etnomusicologia, l’antropologia della musica è una disciplina giovanissima, in larga parte ancora affogata nel termine “etnomusicologia”, dal quale ha iniziato a distaccarsi e a farsi autonoma negli anni Sessanta, quando Alan P. Merriam pubblicò The Anthropology of Music, il saggio che condensa la sua visione della musica come prodotto dei comportamenti umani e delle diverse culture.

Inserita da anni nei programmi di studio universitari di Inghilterra, Spagna e Germania, in Italia l’antropologia della musica è ancora relativamente sconosciuta, e trova ospitalità in pochissime facoltà umanistiche, perlopiù alla voce “etnomusicologia”.

Contaminazioni

Trascinato dall’amore per il flamenco e per le musiche “altre”, con questo lavoro ho provato a stimolare, per quanto posso, una diversa sensibilità verso la musica e le sue filiazioni, e a proporre una figura professionale del musicista più impegnativa e ambiziosa, ma anche meno legata agli stereotipi dell’intrattenitore o del tecnico del pentagramma o del suono. Il film è visibile su youtube, presso il mio canale.

Il film è avvalorato dalla presenza di Simona Di Spirito ed è stato girato in parte negli interni del Liceo Deledda di Genova.

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