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Introduzione all’antropologia della musica

antropologia della musicaNella “Guida di orientamento all’antropologia musicale”, qui proposta nella traduzione italiana, Miriam Cihodariu, specialista e docente presso l’Università di Darmstadt, fornisce un quadro introduttivo sullo stato dell’arte e sulle principali tematiche e linee d’indagine dell’antropologia musicale, una scienza sociale ancora in larga parte agli albori, non soltanto in Italia, ma d’indiscutibile interesse e di grande avvenire.

L’articolo, uscito nel 2011 sul Journal of Comparative Research in Anthropology and Sociology, resta una delle più efficaci e sintetiche introduzioni ad una disciplina che si differenzia dalla musicologia, poiché non indaga la musica come fatto tecnico, e che è diversa anche dalla sociologia della musica, in quanto il suo interesse primario non sono le ripercussioni ed i risvolti sociali della produzione e della fruizione della musica.

Relativamente nuova, situata al confine tra scienza e filosofia, spesso impropriamente sovrapposta o confusa con l’etnomusicologia, disciplina che pure essa abbraccia, in una visione più ampia del fenomeno musicale, ma di cui non è surrogato, né sottoinsieme, né variante, né integrazione, l’antropologia musicale è una scienza sviluppatasi in forma autonoma nel corso del Novecento come filiazione dell’analisi antropologica condotta a seguito delle grandi esplorazioni geografiche sui popoli e sulle culture extraeuropee. Si tratta di un’indagine sulla musica condotta al di là delle implicazioni tipicamente politiche, tecniche, deontologico-professionali e sociali, e tutta concentrata sulla sfera dell’ascolto e dell’esperienza interiore, nella ricerca delle motivazioni, spinte e pressioni che, attraverso le lenti d’ingrandimento della spiritualità, della sessualità, della psicologia e del linguaggio, differenziano l’intrattenimento dal rito, lo spettacolo dalla celebrazione.

È sulla scorta di questo intento conoscitivo che le componenti tecnico-interpretative e grammaticali della musica vengono chiamate in causa non tanto nel loro carattere fondativo e legislativo di produzione e interpretazione dei suoni quanto, e soprattutto, come modalità e possibilità di declinazione dell’essere, secondo uno scarto che, oltre a fare della concezione antropologica della musica un osservatorio per eccellenza multidisciplinare, getta luce, arricchendolo, su ogni territorio attraversato, su ogni problema chiamato in causa, su ogni domanda intorno a quella che, condensata nel nome di «musica», resta una delle più antiche, primarie, complesse ed irrinunciabili manifestazioni dello spirito.

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