Da Parigi all’Andalusia

salome NuñezCensurata a Parigi, condannata per aver portato in scena personaggi biblici, tacciata di blasfemia e ridicolaggine, la Salomé di Oscar Wilde naufraga sotto le pesanti critiche di chi non vuol vedervi nulla più che un malriuscito tentativo di scandalo. Ma dell’originale rilettura dell’autore irlandese non mancano gli estimatori. Tra questi il poeta viennese Anton Lindner, che dopo aver visto la prima di Salomé in lingua tedesca a Breslau, nel 1901, ne fa una versificazione in libretto e la consegna entusiasta a Richard Strauss, nella speranza di trarne un’opera.

Di fatto una rappresentazione del lavoro di Wilde Strauss l’ha già vista nell’allestimento del Kleines Theater di Max Reinhardt, con la traduzione tedesca di Hedwig Lachmann, rimanendone colpito. Nella circostanza il compositore ha annotato alcuni appunti, manifestando al violoncellista Heinrich Grünfeld l’intenzione di musicare il testo. 

E delle intenzioni di Lindner il compositore scrive in una lettera ai genitori nell’aprile del 1902, ricevendo dal padre, Franz, una perplessa replica. Benché attratto dal soggetto di Wilde, Strauss fatica non poco ad innamorarsi del testo, non tanto per paura di uno scandalo, quanto perché Salomé è in prosa, fatto che gli pone diversi problemi. Ma lo sorregge l’intuizione che nel decadente groviglio di decadenza, lussuria e violenza stia una straordinaria opportunità di teatro. Ultimata il 26 settembre 1904 a Marquartstein, la partitura definitiva di Salome – con la particolare lezione senz’accento suggerita da Hugo von Hofmannstahl, per rispettare la radice ebraica del nome – appare a Berlino il 20 giugno 1907.

Gerardo Nuñez, SALOME, 1998, Art-Danza, ASIN: B003TLH3V6

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