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Armonia, musica, alterità

Che sia «esercizio matematico inconscio», nella definizione di Leibniz, o «esercizio filosofico inconscio», in quella, parafrasata, di Schopenhauer, prima di essere «logos»,1 la musica si presenta come riflesso e prodotto di una concezione etica e cosmogonica basata sull’identità di suono e numero.

Un’idea finalizzata a garantire la preservazione di un ordine o, più esattamente, di quella «idea di armonia dell’antica Grecia (basata sulla metafora della condizione di equilibrio mantenuta da una corda tesa)»,2 che sembra essere alla base dell’ossessione della musica occidentale per il numero. Una vera e propria fobia, corroborata dallo sviluppo scientifico e progressivamente esorcizzata dal progresso tecnologico, e dalla crescente capacità delle macchine di eliminare lo scarto tra vibrazione ed estasi, acustica e trance.

Perché non solo come Hermes, Dioniso, Eros, Thanathos, e come altre forze, la musica spaventa, ma è essa stessa paura, porta d’accesso a territori ignoti e sconsacrati nei quali il punto di equilibrio tra lucidità ed ebbrezza, controllo e soccombenza alle forze dell’alterità è direttamente legato alla perfezione matematica dei suoni. O meglio alla loro «consonanza», specchio e riflesso della più ampia armonia celeste delle sfere.

La tentazione esoterica

Ecco perché le regole della scrittura musicale occidentale sono così rigide e inderogabili. Ecco perché, quando si fa musica, è bene non dimenticare mai che si sta facendo a botte con Dio. O con Satana. In tutti i casi con il divino. E più esattamente con una di quelle divinità che nell’antica Grecia prendevano sostanza ed attualità nella tragedia, quando il rito ammoniva gli astanti sulla potenza, e pericolosità, e insistenza, nella vita quotidiana, di forze insopprimibili, devastanti e ineluttabili. Le stesse indagate da Giovanni Keplero nell’ambito della sua multiforme e straordinaria avventura esistenziale.

Anna Maria LOMBARDI – Keplero. Una biografia scientifica, Edizioni Codice, 2011

1 Ovvero, identicamente «numero» e «rapporto», oltre che «parola».

2 Lewis Rowell, “Paradigmi per una mitologia comparata della musica” in Donatella Restani, a.c. di, Musica e mito nella Grecia antica, Bologna, Il Mulino, 1995, p. 170.

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